Costruire mondi che durano.
Scrivo dark fantasy perché credo che nell’oscurità e nell’ombra si muovono verità che malvolentieri si mostrano anche alle luci più soffuse. Da ciò deriva la natura del mio approccio alla narrazione che è visceralmente connesso alla costruzione di strutture precise in cui la creatività possa esprimersi al meglio. Mitologie proprie, sistemi magici coerenti, strutture sociali complesse e personaggi tridimensionali necessitano di attenzioni logiche costanti non sempre facili da gestire.
I personaggi sono fili sottili che compongono le trame dei tessuti narrativi.
Gianmario Mattei
Il metodo.
01. Il worldbuilding prima di tutto
Che si tratti di un romanzo “one shot” o del volume di una nuova saga, ragiono per mesi prima di scrivere la bozza della prima pagina. Ogni dettaglio, ogni struttura sociale, ogni elemento costruttivo deve essere solido e definito. Solo quando il mondo regge da solo, posso cominciare a raccontarlo.
02. Personaggi con una logica interna
Ogni personaggio che creo ha una sua personalità definita, una storia pregressa, desideri, sogni, volontà e carattere tali da muovere da soli la trama. Se accade il contrario – trama che muove il personaggio – cancello e ricomincio da capo.
03. L’oscurità come strumento
Il dark fantasy e l’oscurità di fondo che contraddistinguono il genere, mi permettono di esplorare le le parti della condizione umana che la narrativa tradizionale preferisce ignorare. Solo dove dominano le tenebre anche le piccole luci risplendono come stelle.
04. Nessun compromesso sulla visione
La scrittura non è e non può essere un’arte addomesticata alle richieste di mercato. Il suo compito più elevato è interagire con gli animi umani e risuonare con essi sanando o riaprendo ferite; spingere a affrontare le paure profonde e a porsi le domande che necessitano riflessione prima di arrivare alle giuste risposte