Ogni autore ha una libreria nel cuore, fatta di volumi che gli hanno lasciato un segno indelebile nell’anima…
Io no.
Io spazio da un genere all’altro alla ricerca di una storia che mi colpisca sin dalla prima frase che mi capita sotto gli occhi. Questi cinque romanzi che vi suggerisco oggi, facevano parte della pila nella mia libreria con il post it “leggere quest’anno” – 2025.
Così è stato: mese dopo mese, soprattutto nella prima parte dell’anno, ho terminato tutti i romanzi riportati di seguito e sentito la necessità di scrivere qualcosa che ricalcasse, in un modo o nell’altro, il meglio e il peggio dei relativi protagonisti, ambientando il tutto in questo meraviglioso, tecnologico, solitario e disastroso secolo in cui viviamo. Jago è venuto alla carta così e sono sicuro che dopo aver letto le sue avventure/disavventure vi sentirete in qualche modo strani come vi capita di primo mattino fissandovi allo specchio.
Ora passiamo ai libri in questione.

1. Neve di Maxence Fermine
Neve non è solo un romanzo, è una meditazione. In un Giappone feudale, il giovane Yuko Akita, un poeta haiku, impara l’arte della spada da un maestro che non gli insegna a uccidere, ma a contemplare. La storia è un viaggio interiore, dove il silenzio della neve diventa una metafora per la purezza dell’arte e l’essenzialità della vita.
Analisi Psicologica e Sociale: Il romanzo esplora la psicologia dell’artista, del creatore. Yuko è un outsider, un sognatore in un mondo dove la perfezione si raggiunge solo attraverso un’estrema disciplina. La sua arte, gli haiku, è un esercizio di minimalismo e introspezione, in totale contrasto con la violenza latente della società feudale giapponese. La “neve” diventa una metafora della pagina bianca, del potenziale creativo, che può essere sia una fonte di terrore che di ispirazione. Socialmente, il libro suggerisce che la vera forza non sta nella violenza, ma nella capacità di osservare e di connettersi con la bellezza del mondo, un messaggio quasi sovversivo in un contesto di guerra e onore.
Neve è un romanzo che mi ha insegnato il potere dell’essenzialità. In una storia che si svolge in un paesaggio immacolato, quasi sospeso nel tempo, Fermine riesce a creare un’atmosfera magica e profonda con una prosa delicata e precisa. Da questo libro ho imparato che non serve sovraccaricare la narrazione per comunicare un’emozione complessa. Il suo approccio mi ha ispirato a cercare la bellezza nel dettaglio e a utilizzare la calma come prologo alla tempesta, una tecnica che spesso uso nelle mie storie per amplificare il senso di inquietudine.

2. Soffocare di Chuck Palahniuk
Soffocare è un’esplorazione del lato oscuro dell’animo umano, del bisogno di attenzione e dell’alienazione. Victor Mancini, il protagonista, finge di soffocare nei ristoranti per farsi “salvare” da perfetti sconosciuti. Le donazioni che riceve le usa per mantenere la madre in una casa di cura e, contemporaneamente, vive una vita dissoluta e autodistruttiva. Il libro è un’analisi cruda e cinica delle dinamiche umane.
Analisi Psicologica e Sociale: Psicologicamente, Victor è un personaggio profondamente danneggiato, un caso di trauma infantile irrisolto. La sua truffa del “soffocamento” è un atto disperato per trovare affetto e attenzione, una metafora della sua incapacità di connettersi in modo autentico con gli altri. Socialmente, il romanzo critica la società americana, ossessionata dalla celebrità e dalla finzione. Palahniuk suggerisce che l’atto di salvare qualcuno, anche se finto, è diventato una forma di auto-gratificazione e non un atto di genuina empatia. Il libro è un attacco diretto all’individualismo e alla superficialità dei rapporti moderni.
Se c’è un autore che mi ha insegnato il pulp moderno e l’arte di provocare, quello è Palahniuk. Soffocare è una sferzata di energia, un pugno nello stomaco. Il suo stile è diretto, senza fronzoli, quasi brutale, ma con un’ironia tagliente che disarma il lettore. Da Palahniuk ho appreso l’importanza di un ritmo serrato, di una prosa che va dritta al punto e di personaggi che sono la metafora vivente delle contraddizioni della società. Questa influenza si manifesta in “è ancora sabato” – e non solo – attraverso i dialoghi cinici e scene d’impatto presenti nelle mie ultime pubblicazioni.

3. Il Buddha delle periferie di Hanif Kureishi
Il Buddha delle periferie è una satira pungente sull’identità in bilico tra due mondi. Karim Amir è un adolescente di origini indiane che cresce nella periferia di Londra negli anni Settanta. Il libro narra la sua ricerca di un posto nel mondo, destreggiandosi tra la cultura dei suoi genitori e le mode punk e new wave inglesi. È un racconto di formazione che mette a nudo l’ipocrisia della società britannica e le contraddizioni dell’integrazione.
Analisi Psicologica e Sociale: Psicologicamente, Karim vive un conflitto interiore costante. È un “mezzo-sangue” che non si sente a casa da nessuna parte. La sua identità è fluida, e la ricerca di sé passa attraverso la sessualità, l’arte e la ribellione. Il romanzo è un’analisi della “sindrome dell’impostore” e del desiderio di appartenenza. A livello sociale, Kureishi fotografa una Gran Bretagna in fermento, dove il razzismo sotterraneo convive con il liberalismo. Il titolo stesso è un ossimoro: il “Buddha” (simbolo di pace e spiritualità orientale) che si trova nella “periferia” (luogo di marginalità e conflitto) riflette la dicotomia che il protagonista incarna.
Kureishi mi ha introdotto in un mondo di identità frammentate e senso di estraneità. Il Buddha delle periferie è una storia di contrasti: Oriente e Occidente, tradizione e modernità, desiderio e alienazione. Il protagonista, Karim Amir, cerca di definire se stesso in una Londra degli anni Settanta che si sta trasformando. Questo romanzo mi ha spinto a esplorare l’idea di personaggi che non appartengono a nessun luogo, costretti a costruire la propria identità in un mondo ostile. È una prospettiva che permea il mio nuovo romanzo, dove gli eroi sono spesso outsiders o reietti.

4. Mattatoio N.5 di Kurt Vonnegut
Mattatoio N.5 è un romanzo anti-bellico che sfida le convenzioni narrative per esplorare il trauma della guerra. Billy Pilgrim, il protagonista, è un soldato che diventa “sganciato dal tempo”, costretto a rivivere la sua vita in un ordine non cronologico dopo essere stato rapito dagli alieni Tralfamadoriani. Il libro è una testimonianza cruda del bombardamento di Dresda, un evento storico reale.
Analisi Psicologica e Sociale: Il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) è il fulcro del romanzo. L’incapacità di Billy di vivere il tempo in modo lineare non è solo un espediente narrativo, ma una rappresentazione letterale del trauma che spezza la percezione della realtà. La frase ricorrente “così va la vita” (“so it goes”) è un meccanismo di difesa, un modo per accettare l’orrore inaccettabile. Socialmente, il libro è una feroce critica alla guerra e alla sua banalità. Vonnegut smantella l’idea di eroismo e gloria, mostrando la guerra come un evento assurdo e privo di senso, dove le persone sono ridotte a pedine. Vonnegut è l’inventore del caos ragionato. Mattatoio N.5 è un libro che sfida la struttura narrativa tradizionale, saltando avanti e indietro nel tempo e mescolando satira feroce con la pura fantascienza. Questa opera mi ha mostrato come si può affrontare un tema complesso come la guerra con una prospettiva completamente nuova, quasi “weird”. Da Vonnegut ho imparato a usare l’assurdità e la non-linearità per riflettere la disconnessione e il trauma, una tecnica che ho esplorato nel mio approccio alla scrittura per rappresentare la fragilità della realtà.

5. Post Office di Charles Bukowski
Post Office è il manifesto del “realismo sporco”. Attraverso gli occhi di Hank Chinaski, il protagonista, Bukowski ci porta nell’inferno burocratico del servizio postale americano, un lavoro estenuante che sembra avere il solo scopo di schiacciare lo spirito umano. Il romanzo è un’ode all’antieroe, un uomo disilluso che cerca di sopravvivere in una società che lo respinge.
Analisi Psicologica e Sociale: Psicologicamente, Chinaski è un antieroe perfetto. Non ha ambizioni, non cerca redenzione. La sua psicologia è quella della sopravvivenza, del disprezzo per le convenzioni e dell’unica ricerca di un piccolo momento di piacere (solitamente con l’alcol o le donne). La sua alienazione non è una debolezza, ma un atto di resistenza contro un sistema che odia. Socialmente, il romanzo è una critica diretta del “sogno americano” e della cultura del lavoro. Bukowski descrive una società che valuta l’individuo solo in base alla sua produttività, dimenticando il suo spirito. È un ritratto brutale della classe operaia, della solitudine urbana e della lotta per mantenere un briciolo di dignità.
Bukowski è il maestro del realismo sporco e dell’antieroe. Post Office mi ha mostrato che le storie più potenti possono nascere dalla banalità della vita, dai lavori ingrati e dalle delusioni quotidiane. Hank Chinaski non è un eroe, è un uomo qualunque che attraversa l’esistenza con la sua dose di cinismo e whisky. La sua onestà brutale e la sua disillusione hanno ispirato la creazione di personaggi che non hanno paura di mostrare la loro debolezza e il loro lato oscuro. È una lezione fondamentale per il mio dark fantasy, dove l’eroismo non è mai puro e i protagonisti sono spesso segnati dalla vita.