Nel profondo della nostra mente, al di là dei ricordi personali e delle esperienze individuali, esiste un vasto e misterioso deposito di saggezza ancestrale: l’inconscio collettivo. Questo concetto, introdotto dallo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung, è una delle sue intuizioni più rivoluzionarie e affascinanti. Non è solo un’idea astratta, ma una forza potente che plasma le nostre percezioni, i nostri sogni, le nostre mitologie e, in modo particolarmente vivido, trova espressione nel genere letterario del Dark Fantasy.
L’Inconscio Collettivo in Generale: La Nostra Eredità Psichica
Per Jung, l’inconscio collettivo è uno strato della psiche che è universale e impersonale, condiviso da tutti gli esseri umani. A differenza dell’inconscio personale (che contiene i nostri ricordi rimossi o dimenticati), l’inconscio collettivo è ereditato, non acquisito. È una sorta di “memoria della specie”, un archivio di schemi e predisposizioni innate che si sono sviluppati nel corso dell’evoluzione umana.
Questi schemi primordiali sono gli archetipi, di cui abbiamo parlato in precedenza: modelli di comportamento, immagini e simboli universali che emergono nelle culture di tutto il mondo, indipendentemente dalla loro separazione geografica o storica. Pensiamo ai miti dell’eroe, alla figura della madre, del saggio, del trickster o dell’ombra: sono presenti in quasi ogni civiltà, perché attingono a un substrato psichico comune.
L’inconscio collettivo si manifesta attraverso:
- Sogni: Spesso, i sogni contengono immagini e simboli che non provengono dalle nostre esperienze personali, ma che risuonano con significati universali.
- Miti e Leggende: Le storie che le culture si raccontano da millenni sono ricche di archetipi, offrendo una guida per affrontare le sfide della vita e comprendere la condizione umana.
- Simboli Religiosi e Spirituali: Molti simboli sacri hanno una risonanza profonda perché attingono a immagini archetipiche universali.
- Fantasie e Visioni: In stati alterati di coscienza o in momenti di grande intensità emotiva, possono emergere immagini dall’inconscio collettivo.
L’inconscio collettivo è la base su cui si costruisce la nostra psiche individuale, influenzando le nostre reazioni, le nostre paure e le nostre aspirazioni più profonde, spesso senza che ne siamo consapevoli.
L’Inconscio Collettivo nel Dark Fantasy: Gli Abissi della Paura Condivisa
Il Dark Fantasy, con le sue atmosfere cupe, i suoi mondi decadenti e i suoi personaggi moralmente ambigui, è un genere che si nutre in modo straordinario delle profondità dell’inconscio collettivo. Non si limita a raccontare storie di mostri e magia; scende negli abissi della psiche umana, esplorando le paure, i desideri e i conflitti che risuonano a un livello primordiale in tutti noi.
Ecco come l’inconscio collettivo si manifesta nel Dark Fantasy:
- L’Ombra Collettiva Incarnata: Il Dark Fantasy eccelle nel dare forma all’Ombra collettiva dell’umanità. Le creature mostruose, le forze oscure e le entità malvagie che popolano questi mondi non sono solo antagonisti esterni, ma spesso rappresentano le paure, le violenze, le crudeltà e i desideri distruttivi che la società ha rimosso o negato. La loro presenza costante e minacciosa riflette l’idea che l’oscurità non è mai completamente sconfitta, ma è una parte intrinseca dell’esistenza umana, sempre pronta a riemergere.
- Mondi Decadenti e Corrotti: Le ambientazioni del Dark Fantasy sono spesso regni in rovina, città corrotte o paesaggi desolati. Questa decadenza non è solo estetica, ma riflette uno stato di disintegrazione psichica collettiva. Il mondo stesso è malato perché l’umanità ha fallito nell’integrare i propri aspetti oscuri, portando a una manifestazione esterna di caos e rovina. Queste immagini risuonano con la nostra paura atavica del collasso sociale e della fine della civiltà.
- Archetipi Distorti o Corrotti: Gli archetipi universali vengono spesso presentati in una luce distorta o perversa nel Dark Fantasy. L’Eroe è un anti-eroe tormentato, la Grande Madre può essere una figura divoratrice o terrificante, il Saggio un manipolatore o un folle. Questa subversione degli archetipi familiari genera un senso di profondo disagio, perché mina le nostre aspettative innate su come il mondo e i suoi abitanti dovrebbero funzionare, toccando la nostra paura dell’ignoto e dell’inversione dei valori.
- Paure Primordiali e Inconscie: Il genere attinge direttamente alle paure più profonde e irrazionali che risiedono nell’inconscio collettivo:
- Paura della Morte e della Decomposizione: Il costante confronto con la violenza, la malattia e la putrefazione.
- Paura dell’Ignoto e dell’Incomprensibile: Entità la cui natura è al di là della comprensione umana, che sfidano la logica e la ragione.
- Paura della Perdita di Controllo e della Follia: Personaggi che cedono alla disperazione o alla pazzia, o mondi dove l’ordine è un’illusione fragile.
- Paura della Solitudine e dell’Abbandono: Protagonisti spesso isolati, che lottano da soli in un mondo indifferente.
- Il Processo di Individuazione come Lotta: Sebbene il concetto di Individuazione (il cammino verso la totalità del Sé) sia un obiettivo junghiano, nel Dark Fantasy questo processo è spesso un’impresa ardua e dolorosa, se non impossibile. I personaggi sono costretti a confrontarsi con la propria Ombra in modi brutali, e la loro “integrazione” può significare accettare la propria oscurità o persino diventare parte di essa, piuttosto che trascenderla in modo armonioso.
In conclusione, il Dark Fantasy non è solo un genere di intrattenimento; è un potente veicolo per esplorare le profondità dell’inconscio collettivo. Attraverso le sue narrazioni cupe e le sue immagini inquietanti, ci offre uno specchio in cui possiamo confrontarci con le nostre paure più ataviche, le nostre ombre condivise e la costante lotta per trovare un senso in un universo che è spesso indifferente e talvolta terrificante. È un genere che ci ricorda che l’oscurità non è solo fuori, ma anche dentro di noi, e che la vera avventura spesso inizia proprio lì.
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Gianmario