L’Alienazione come Spettacolo

Soffocare di Chuck Palahniuk

Soffocare (in originale Choke) non è solo un romanzo, ma una bomba a orologeria che esplode tra le mani del lettore. Chuck Palahniuk, con la sua prosa affilata e irriverente, smonta l’idea che la vita abbia un senso intrinseco, rivelando come la ricerca di connessioni e di una storia personale sia diventata, nella società moderna, una patetica performance.

Il protagonista, Victor Mancini, è un antieroe perfetto per l’epoca dell’iper-esposizione. La sua vita è una truffa: finge di soffocare nei ristoranti per farsi salvare da sconosciuti. Questo stratagemma non è solo un modo per ottenere denaro, ma è la sua unica forma di contatto umano. Non è un eroe tragico, ma un uomo che, non avendo una storia, ne inventa una per sé e per gli altri. Le persone che lo salvano non stanno aiutando un uomo in difficoltà; stanno recitando la parte dell’eroe, illudendosi di aver fatto qualcosa di significativo.

Palahniuk usa il grottesco e il cinismo per affrontare temi profondi. La dipendenza di Victor dalla madre, malata di Alzheimer, è una parodia del legame familiare. I suoi incontri sessuali compulsivi sono un’eco vuota di intimità. Tutto nel romanzo è un falso, un’imitazione sbiadita di qualcosa di reale.

Il vero valore di “Soffocare” sta nella sua critica alla società dello spettacolo. L’autore ci sbatte in faccia una domanda scomoda: quanto delle nostre vite è autentico e quanto è una performance per gli altri? Palahniuk suggerisce che, in un mondo dove ogni cosa è un’immagine, l’alienazione non è solo una condizione psicologica, ma la logica conseguenza di un’esistenza priva di sostanza. Il romanzo non offre soluzioni, ma ci costringe a guardare il nostro stesso vuoto con una risata nervosa e un’inquietudine profonda.

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