La Delusione come Distorsione del Tempo

Mattatoio N. 5 di Kurt Vonnegut

“Mattatoio N. 5” (Slaughterhouse-Five) è un romanzo sulla delusione della guerra, ma affrontata con un approccio così unico da renderla un’esperienza letteraria a sé stante. Kurt Vonnegut, che ha vissuto in prima persona il bombardamento di Dresda, non cerca di descrivere l’orrore in modo realistico, ma lo incornicia in una struttura narrativa “dislocata nel tempo”, dove il protagonista, Billy Pilgrim, vive la sua vita in modo non sequenziale.

La delusione di Billy non è solo personale, ma storica. Vonnegut ci dice fin dall’inizio che non ci sono eroi in questa storia. L’esperienza della guerra è così insensata da non poter essere raccontata in modo lineare, con un inizio, uno sviluppo e una fine. La delusione è il motore del “salto nel tempo” di Billy: è un modo per il suo cervello di proteggersi da un evento così traumatico e privo di senso.

Il genio di Vonnegut sta nell’uso dell’ironia e della fantascienza. I Tralfamadoriani, gli alieni che rapiscono Billy, vedono il tempo come una montagna, dove ogni momento esiste per sempre. Per loro, non c’è inizio né fine, non c’è libero arbitrio. Questa prospettiva, apparentemente cinica, è l’unico modo per dare un senso all’orrore di Dresda. “Così va la vita”, la frase ricorrente, non è un’accettazione passiva, ma un mantra per sopportare ciò che è insostenibile.

“Mattatoio N. 5” è un capolavoro che ci insegna come la delusione, soprattutto quella storica, possa distorcere la nostra percezione della realtà. Vonnegut suggerisce che l’unica via per sopravvivere a un trauma del genere non è dimenticarlo, ma imparare a guardarlo da prospettive diverse, anche se ciò significa dover viaggiare nel tempo, o perdersi nelle stelle.

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Gianmario

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